presso la sede A.N.P.I. "Dante Di Nanni",
p.zza Santa Maria Maggiore
Mondovì,
si terrà una riunione del
Coordinamento della Sinistra d'Alternativa di Mondovì.
L'assemblea è aperta a tutti gli interessati.
Blog della Federazione Cuneese del Partito della Rifondazione Comunista
IL MURO E NOI,
di PAOLO FERRERO, segretario nazionale di Rifondazione Comunista
Il 9 novembre, 20 anni fa, cadeva il muro di Berlino. In quell’elemento simbolico è racchiusa la fine di un regime socialista in cui – nella migliore delle ipotesi - la giustizia sociale era contrapposta alla libertà. In questa incapacità di coniugare libertà e giustizia sta al fondo il fallimento del tentativo novecentesco di transizione al socialismo. Noi che siamo nipoti della lotta partigiana – quante lapidi ci sono nel nostro paese su cui sta scritto “morto per la libertà” - abbiamo salutato positivamente la caduta del muro. Il socialismo senza la libertà semplicemente non è socialismo: è un tentativo di andare oltre il capitalismo che ha imboccato la strada sbagliata ed è abortito. Così non poteva andare avanti e così non si andava da nessuna parte. Senza libertà nessun socialismo. Giusto quindi picconare il muro e bene che il muro sia caduto; bene che i dirigenti della DDR abbiano scelto di non sparare, preferendo perdere il potere piuttosto che cercare di mantenerlo con una strage.
Nel mondo la caduta del muro è stata salutata come la vittoria della libertà sulla barbarie, come la possibilità di un nuovo inizio per la storia del mondo basato sulla libertà e la cooperazione. Sappiamo che non è andata così. Gli stati Uniti hanno colto l’occasione della sconfitta del nemico storico per rilanciare la propria egemonia incontrastata su scala mondiale e il capitalismo ha preso da questo passaggio l’abbrivio per aprire una nuova fase della propria storia, quello della globalizzazione neoliberista. I cantori del capitalismo hanno colto l’occasione per dire che eravamo alla fine della storia. Marx aveva speso la vita e scritto migliaia di pagine per dire che il capitalismo non era un fenomeno naturale ma bensì un modo di produzione storicamente determinato e quindi superabile. La caduta del muro è stata usata per “rinaturalizzare” il capitalismo, per affermare su scala globale che viviamo nel migliore dei mondi possibili; per affermare che essendo il capitalismo naturale, ogni tentativo di superarlo diventa un atto “contro natura” e in quanto tale barbarico. Gli anni ’90 sono stati caratterizzati da questo unico grande messaggio, trasmesso a reti unificate dal complesso dei mass media e da tutte le forme di produzione culturale, cioè di costruzione dell’immaginario individuale e collettivo, a partire dall’industria cinematografica. La caduta del muro è stato l’evento simbolico che ha permesso di costruire una grande narrazione che ha rilegittimato completamente il capitalismo. Kennedy non è più il presidente dell’escalation della guerra di aggressione al Viet Nam o l’aggressore di Cuba con l’avventura della Baia dei Porci. Kennedy è celebrato come il paladino della libertà e il suo discorso berlinese ne è il suggello. Dietro il paravento della libertà, sono riapparse, anche in occidente, incredibili differenze sociali e livelli di sfruttamento del lavoro che pensavamo seppelliti per sempre dopo le lotte degli anni ‘70. Nella vulgata la libertà d’impresa è diventata il presupposto della libertà dei popoli. Questa completa rilegittimazione del capitalismo ha un sapore mortifero di falsa coscienza: Che Israele costruisca muri per imporre l’apartheid in Palestina e che gli Stati Uniti costruiscano muri per impedire l’immigrazione dal Messico non fa più problema. Ogni muro è diventato lecito per l’impero del bene. In Italia questo fenomeno ha assunto dimensioni maggiori che in altri paesi in virtù della proposta di Achille Occhetto – accolta dalla maggioranza del suo partito - di sciogliere il PCI in nome di questo nuovo inizio, appiattendo così tutta la storia del movimento comunista italiano sul fallimento del socialismo reale. La storia del nostro paese è stata integralmente riscritta, la lotta partigiana è stata denigrata nel suo valore simbolico di rinascita della nazione e così si è aperta la strada all’aggressione della Costituzione. La cancellazione della memoria del paese e la sua ricostruzione fatta dai vincitori ha sdoganato ideologie razziste e comportamenti xenofobi che pensavamo definitivamente finiti nella pattumiera della storia dopo la barbarie nazista.
Il fascismo, lungi dal presentarsi come una parentesi della storia patria, si evidenzia sempre più come una delle possibilità inscritte nel sovversivismo delle classi dirigenti di un paese che – come sottolineava Gramsci - non ha vissuto la riforma protestante e il cui risorgimento non è stato fenomeno di popolo ma di ristrette elite. La democrazia e la stessa costruzione di un etica pubblica in questo paese è concretamente il frutto delle lotte del movimento operaio, socialista e comunista. La loro disgregazione apre la strada a populismi di tutti i tipi, di destra come di sinistra.
In questo imbarbarimento del costume e dei rapporti sociali nel nostro paese e nel mondo vediamo confermata quotidianamente non solo la possibilità ma la necessità di battersi per superare il capitalismo.
In questa dialettica sta il nostro giudizio politico sulla caduta del muro di Berlino: è stato un fatto positivo e necessario, da festeggiare, ma non costituisce di per se un nuovo inizio per l’umanità. E’ stato anzi l’evento utilizzato per costruire un nuovo inizio e una nuova rilegittimazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della guerra. Mi pare che questa sia anche la consapevolezza dei compagni e delle compagne della Linke: nessuno propone di tornare a prima ma nella Germania riunificata occorre organizzarsi e lottare – all’Est come all’Ovest - contro il capitalismo e la guerra, per costruire un socialismo democratico.
Fuori da questa comprensione dialettica della positività della caduta del muro e della chiara consapevolezza che questo non segna nessun nuovo inizio, non esiste nessuna possibilità di porsi oggi il tema della trasformazione sociale e del superamento del capitalismo. Fuori da questa comprensione dialettica possiamo solo diventare anticomunisti o far finta che i regimi dell’Est non abbiano fallito nel tentativo di costruzione del socialismo. Il pentitismo e la nostalgia indulgente sono i rischi che abbiamo dinnanzi a noi: nella loro apparente opposizione rappresentano in realtà la completa negazione della possibilità di lottare per il socialismo, per una società di liberi e di eguali.
Da questa comprensione dialettica della caduta del muro scaturisce la nostra scelta della rifondazione comunista.
Dopo il fallimento del tentativo di fuoriuscita dal capitalismo che ha dato luogo ai regimi dell’Est non basta definirsi comunisti: occorre porsi l’obiettivo teorico, politico ed etico della rifondazione del comunismo e dell’antropologia dei comunisti e delle comuniste. L’obiettivo cioè di superare il capitalismo coniugando libertà e giustizia. L’utilizzo di due parole – rifondazione comunista - anziché una per definirci non è un lusso o una complicazione: è il modo più corretto per esprimere oggi il nostro progetto politico, in cui sappiamo dove vogliamo andare e sappiamo cosa non dobbiamo rifare. Il comunismo dopo il novecento è uscito dalla fase dell’innocenza. Compito nostro è farlo diventare adulto ed è un compito per cui val la pena spendere la vita.
"6 mesi del GAP di Cuneo - Una prima analisi dei pregi e dei difetti riscontrati durante la pratica concreta di questa esperienza di lavoro sociale e come proseguire".
L'incontro è aperto a tutti gli interessati.
Il 4 novembre, giorno simbolo della fine della prima guerra mondiale, abbiamo solo da ricordare i 650 mila proletari mandati a morire nella guerra del 1915-1918, perché la “patria” dei padroni e dei generali entrasse a far parte delle grandi potenze, per poter concorrere con loro al dominio sul resto del mondo. Come oggi in Afghanistan.
La guerra in Afghanistan all’Italia costa 3 milioni di euro al giorno, una cifra con la quale viene mantenuto nel Paese il contingente militare di occupazione di circa 3000 uomini. Un aiuto per la popolazione afgana? Nemmeno per sogno! Con gli stessi soldi spesi dall’Italia tra il 2001 ad oggi si sarebbero potuti costruire 600 ospedali e 10 mila scuole.
E il Paese non ha bisogno di armi e militari, ma di strade, scuole, ospedali e infrastrutture. L’Italia è tornata tra i primissimi Paesi quanto a produzione e spesa militare, basti pensare ai 13 miliardi di euro che verranno spesi fino al 2026 per la coproduzione e l’acquisto di 131 aerei da guerra.
I soldi che l’Italia spende per le missioni all’estero e per la produzione di armi (30 mld di dollari) servirebbero a mettere in sicurezza scuole e città e paesi devastati dalla speculazione edilizia, dalla distruzione dell’ambiente; potrebbero aiutare i Paesi meno sviluppati, nei quali invece si esportano rifiuti tossici, produzioni nocive e armi.
La riconversione delle industrie da produttrici di armi a uso civile: questa parola d’ordine dovrebbe appartenere a tutto il movimento dei lavoratori esigendo atti concreti e coerenti.
L’Italia fa parte della Nato, da cui provengono i 3/4 della spesa militare mondiale, ossia 985 mld di dollari.
Giampaolo Pazzaglia, Fossano (Cuneo).
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Il video della conferenza stampa:
Il testo dell'appello:
A tutti i partiti politici dell’opposizione
Ai sindacati
Alle associazioni
Alla società civile
La crisi economica sta determinando una sofferenza sociale sempre maggiore. L’aumento della precarietà, la perdita di posti di lavoro, salari e pensioni con cui si fatica ad arrivare a fine mese sono il panorama comune a tutto il Paese. Il Governo invece di intervenire per risolvere questa situazione la aggrava con tagli alla spesa sociale e all’istruzione, con la compressione di salari e pensioni di cui l’attacco al contratto nazionale di lavoro è solo l’ultimo atto. Inoltre, questo Esecutivo si adopera a fomentare la guerra tra i poveri con provvedimenti razzisti e xenofobi sull’immigrazione.
Come se non bastasse, il Governo ha varato provvedimenti come lo scudo fiscale che legalizzano l’evasione fiscale e il malaffare, ha stanziato una quantità enorme di denaro per le banche, per l’acquisto di cacciabombardieri e per grandi opere inutili come il ponte sullo stretto di Messina.
Il Governo contribuisce, quindi, ad aggravare la crisi, difende i poteri forti e parallelamente si adopera per demolire la democrazia italiana portando a compimento la realizzazione del piano della P2 di Licio Gelli. Le proposte di manomissione della Carta Costituzionale si accompagnano ad una quotidiana azione di scardinamento della Costituzione materiale, al tentativo di mettere il bavaglio alla libera informazione, di limitare l’autonomia della Magistratura, di snaturare il ruolo del sindacato e di ridurre al silenzio i lavoratori.
Per contrastare quest’operazione che è allo stesso tempo antidemocratica, fascistoide e socialmente iniqua, riteniamo necessario costruire una risposta politica generale, forte e unitaria. Siamo impegnati a costruire un’opposizione di massa per ripristinare la democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro e che obblighi il Governo a cambiare la politica economica e sociale. Ecco perché chiediamo le dimissioni di Berlusconi anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio.
E proponiamo a tutte le forze di opposizione di convocare per il prossimo 5 dicembre una manifestazione unitaria contro la politica del Governo e per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio.
Antonio Di Pietro - Paolo Ferrero
ati "riforme", che non ha ancora smesso di credere in un mondo e in una società diversa, che è formata da migliaia di giovani che si trovano a discutere di questi problemi.
UNIAMO LE NOSTRE ENERGIE: LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA DI ALTERNATIVA
INCONTRO DIBATTITO CON GLI ISCRITTI -
RACCONIGI - VIA PRINCIPE AMEDEO 71
Venerdi' 23 ottobre alla ore 21
IL GRUPPO DI RACCONIGI DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA PROMUOVE UN INCONTRO DIBATTITO CON I COMPAGNI DI CARAMAGNA - CAVALLERMAGGIORE - RACCONIGI - SAVIGLIANO, A CUI SONO INVITATI A PARTECIPARE ANCHE I COMPAGNI DEL PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI, PER ASSIEME DISCUTERE SU QUESTIONI POLITICHE DI INTERESSE COMUNE.
Per eventuali contatti:
Luciana Fossati - portavoce prc racconigi - cell. 329/7507456
Spirito Olivero - cell. 347/3057966
Carlo Sperti - cell. 338/4415981
Saletta del Bar Statuto - Corso Statuto, 39, area Besio – Mondovì
Lavoro precario ?
Oggi FUNZIONA OVUNQUE COSì !
NOI DICIAMO NO!
Le nostre vite valgono più dei loro profitti!
DIBATTITO PUBBLICO
Organizzato da
Coordinamento dei Giovani della Sinistra d'Alternativa Mondovì
Ospiti
Sergio DALMASSO
Consigliere Regionale PRC
Mariangela ROSOLEN
ATTAC Torino
Angelo SCUCCHIA
Torino Precaria
Laboratorio Corsaro
