sabato 3 luglio 2010

Reagire al degrado e rompere la solitudine

Più di cinquanta persone hanno partecipato in una afosa serata d'estate ad Alba, alla presentazione dei libri di Paolo Ferrero e Oliviero Beha presso la libreria La Torre.
Incontro introdotto da Ezio Zubbini, è partito dalla domanda "Quale futuro ci aspetta?" attorno la quale i due ospiti hanno sviluppato un bel dibattito, appassionato e approfondito.
La riflessione è iniziata dall'analisi italiana, l'anomalia del nostro panorama politico che ha creato il fenomeno Berlusconi che, come sostenuto da Beha, << recita la sua parte ma non ne è l'origine>>.
E l'origine di questo degrado è stato ritrovato prima di tutto nel cosidetto bipolarismo degli affari, in quei poteri forti che influenzano la politica dei governi di centrodestra e centrosinistra; Ferrero ricorderà come il più grosso fallimento del Governo Prodi è stato quello di non aver fatto ciò che era stato promesso in campagna elettorale.
Anche la stampa ha le sue colpe, se per Beha c'è un problema nella libertà d'informazione dopo l'approvazione della "Legge Bavaglio", Ferrero ha sottolineato un problema politico in quei giornali e partiti di centrosinistra che sono giustamente scesi in piazza per difendere la libertà di stampa, ma hanno taciuto (se non peggio sostenuto) la palese violazione di alcuni diritti costituzionali presenti nel ricatto-accordo della Fiat ai lavoratori di Pomigliano. 
Nelle conclusioni, in seguito ad una riflessione dell'ex consigliere regionale Sergio Dalmasso, il segretario di Rifondazione Comunista ha denunciato il rischio che questa crisi economica si traduca in una crisi culturale e sociale, dove la solidarietà fra gli ultimi  venga soppiantata da una drammatica guerra fra poveri alimentata ad arte dalle destre.
E allora come reagire a questo degrado? Ovviamente per Ferrero si deve arrivare ad una riaggregazione delle forze della sinistra e proporre un accordo di salvaguardia costituzionale. Beha invece proporrà di ritornare a mettere in campo le proprie passioni, di lanciare il cuore oltre l'ostacolo. 
In fondo come avrebbe detto un uomo di Langa come Cesare Pavese: "Perché questo è l'ostacolo, la crosta da rompere: la solitudine dell'uomo – di noi e degli altri."

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